L'ORDA - Quando gli albanesi eravamo noi

L'altra faccia dello Zio d'America
Basta con le rimozioni, i silenzi, le mezze verità. In questo sito ho inserito documenti fotografici, numeri, testimonianze e vignette, tratte in parte dal libro che è ovviamente molto più ricco ed esauriente, che dimostrano come l'emigrazione italiana sia stata per molti versi uguale a quella che oggi si riversa sulle nostre coste. Anzi, in certi casi (ad esempio sotto il profilo della preparazione culturale), perfino più disperata. Così erano i nostri nonni, i nostri padri, i nostri fratelli maggiori. Moltissimi non ce l'hanno fatta, a diventare uno "zio d'America". E sono sopravvissuti in condizioni spesso peggiori di quelle lasciate in Friuli o in Calabria. Ce ne dobbiamo vergognare, come pensa chi preferisce vedere il mondo con un patriottico paraocchi? O dobbiamo cercare di capire cosa siamo stati, proprio per portare rispetto a quei nostri emigrati così segnati da errori, sofferenze, ostilità razziste?
Gian Antonio Stella
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    marsilia 1911
    Salve a tutti non riesco a trovare informazioni circa la strage di lavoratori italiani avvenuta al porto di Marsilia nel 1911 dove trovarono la morte circa 1000 italiani accusati di portare via il lavoro ai francesi in quanto sotto pagati. Se avete qualche informazione vi ringrazio. Michele.
    michele f 


    Fumo nero-Marcinelle 1956-2006
    Preg.mo dr. Stella, “Per me le miniere sono state uno scandalo dell'epoca...Estrarre il carbone nelle condizioni in cui si era obbligati a lavorare qui in Belgio è per me un crimine contro l'umanità. Persino gli amici belgi di quel tempo ripetevano sempre: Preferisco vedere mio figlio morire sotto il treno piuttosto che vederlo in miniera” . E’ una delle testimonianze riportate nel libro “Fumo nero- Marcinelle 1956-2006” (pagg 264 di cui 62 fotografie) edito dalla Regione Marche e scritto da Paola Cecchini, giornalista dell’Ente. Il libro, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero degli Italiani nel Mondo, ricostruisce due eventi importanti per la storia dell’emigrazione italiana in Belgio: il sessantenario della stipula del primo Protocollo italo-belga (23 giugno 1946) ed il cinquantenario della tragedia mineraria del Bois du Cazier a Marcinelle (8 agosto 1956), che del primo è diretta conseguenza. Tra il 1946 e il 1960, oltre 230.000 giovani uomini lasciarono un’Italia semi-distrutta da una guerra persa ed affluirono in Belgio a seguito di quello che è passato alla storia come accordo minatore-carbone: cinquantamila lavoratori italiani in cambio della fornitura mensile di carbone belga, a condizioni convenienti, per ogni mille lavoratori inviati. L’emigrazione in Belgio ha coinvolto anche le Marche con oltre 8200 espatri nel periodo 1950-1982. Il libro riporta le testimonianze delle 12 famiglie delle vittime (nove originarie della provincia di Pesaro e Urbino, due della provincia di Macerata, una di quella anconetana), tutte addette all’estrazione di fondo, tranne Sisto Antonini (che lavorava come muratore a quota 1.100 di profondità) e Davilio Scortichini, cui - già malato di silicosi- era riservato un posto di ascensorista, estremamente sicuro, secondo quanto riferì alla sorella Maria il mese prima, tranne che in caso di incendio. Tra loro figurava anche Filippo Talamelli di Fano, il quale - pur non essendo in servizio quella mattina - non esitò a scendere nel pozzo con i soccorritori quando realizzò che amici e compaesani vi erano rimasti sepolti .Il libro -che rappresenta il secondo atto del progetto Phoenix-Viaggio nella memoria, ideato dalla Regione Marche al fine di raccontare l’emigrazione marchigiana nel mondo- è corredato da un glossario minerario, da un’appendice documentaria (che riporta i documenti più significativi sull’argomento), da un’appendice giornalistica (che ci fa rivivere quanto successo all’epoca delle varie sciagure) ed una corposa appendice statistica (che ricostruisce l’attività di italiani e stranieri nei bacini carboniferi del cosiddetto pays de la cocagne). Il libro sarà presentato a Pesaro il 2 dicembre prossimo. Dal giorno successivo sarà scaricabile dal sito www.lemarchenelmondo.info. Gliene ho spedito una copia oggi, sperando che possa scrivere qualcosa in merito Paola Cecchini
    Paola Cecchini 


    la nuova colonizzazione
    Egregio Signor Stella, vorrei sapere la sua opinione sulle iniziative di delocalizzazione degli italiani che cercano l'oro a prezzi della plastica. Complimenti di nuovo per i suoi libri che almeno fanno un po' di luce sulla realta' dell'emigrazione e immigrazione in Italia.
    Daniela Piffer 


    invito dal Sudafrica
    Gentile Signor Stella, vorrei sapere se ha ricevuto la mia email e sapere che cosa fa l'Italia effettivamente per mandare meno cialtroni in Africa che vorrebbero discendere per trovare amanodopera a bassissimo costo e l'oro a poco prezzo, che con un vestito e una cravatta fingono di voler portare investimenti e invece usano le persone. Noi abbiamop bisogno di persone che lavorino assieme a noi, non di imbroglioni.
    Daniela Piffer 


    emigrazione novarese
    Egregio Dot. Stella complimenti per questo sito veramente molto interessante. Da anni sto svolgendo una ricerca, a carattere personale, su alcuni lontani parenti (zii e cigini di mia nonna) che tra la fine del 1890 ed i primi anni del 1900 si sono trasferiti in Argentina. Mi sono rivolta al Comune italiano di residenza (provincia di Novara), ma prendendo a pretesto la legge sulla privacy non mi hanno voluto dare alcuna informazione, se non i dati anagrafici che già conoscevo e per i quali ho pagato 30 Euro!!!! trattandosi di 3 persone. Sembra che questi parenti in Argentina avessero aperto una Trattoria con personale italiano ed era regolarmente registrata. In tutta la provincia di Novara non ho trovato alcuna associazione o centro di ricerca che si occupi di emigrazione e neppure l'Archivio di Stato ha dati disponibili. Nel 2006 è possibile questo??? A chi mi posso rivolgere per avere notizie dei discendenti di queste persone??? Grazie per la sua risposta. Maria Luisa Martelli
    Maria Luisa Martelli 


    l'orda, quando gli albanesi
    Gentile dott. Stella, tento di contattarla anche per questa via. Sono Pier Baroni, giornalista del Corriere del Ticino a Lugano, e mi sto occupando dell'eccidio di 7 famiglie luganesi, avvenuto a Palestro (Algeria), un tragico evento che coinvolse una maggioranza di emigrati trentini. Ho ritrovato un suo articolo su Corsera, fornitomi dal comune di Palestro (prov. Pavia). Ecco, sui giornali ticinesi d'epoca ho ritrovato altre tracce, ma non spiegano come mai i trentini contattarono i ticinesi e li convinsero a condividere l'avventura africana. Se potesse darmi qualche informazione le sarei molto grato. Posso chiederle anche il suo indirizzo e-mail? Grazie per quello che potrà fare pbaroni@swissonline.ch P. Baroni
    Piergiorgio Baroni 


    RIVISTA
    Salve sig. Stella, sono un giovane neolaureato in scienze della comunicazione e a causa della mia giovane età ed ignoranza, sono capitato sul suo interessante e necessario sito. Facendo una ricerca partendo dal titolo che avrei voluto dare ad un'inchiesta (siamo tutti immigrati) mi sono reso conto che non ero il primo, per fortuna; tale inchiesta avrei voluto pubblicarla in un piccolo opuscolo informativo che sto curando per una azienda qui a Roma. Si tratterebbe proprio di mettere in evidenza come i nostri antenati e gli antenati di altre culture siano stati emigranti prima di oggi, e prima che anche l'italiano più tollerante dicesse: "ci stanno invadendo". La domanda che intendo porle è se fosse possibile usare un paio di foto del suo archivio e prendere spunto dalle sue ricerche storiche per alcune argomentazioni. La ringrazio per il suo tempo, in attesa di suo eventuale riscontro, le invio i miei più cordiali saluti, Valerio
    Valerio 


    il libro
    Ieri sera ho ascoltato la radio in auto e si parlava d'immigrazione, poi una persona ha parlato di questo libro e mi sono incuriosita. Sono andata acercare il sito, che ho trovato SPLENDIDO. Grazie.
    grazia 



    Volevo segnalare il mio sito http://www.divenuta.it nel quale sono presenti un archivio e documentazione relativa agli emigrati di Altavilla Silentina negli USA dal 1876 al 1924. In questi giorni e' uscito anche un mio libro sull'argomento, il titolo e' : "La Merica altavillese" . Il libro non e' in vendita e la pubblicazione e' stata finanziata da vari enti pubblici (Provincia di Salerno, Comune di Salerno, Credito Cooperativo di Altavilla e di Aquara, Comunita' montatana del Calore salernitano). Grazie Bruno Di Venuta
     


    Sbirciarsi Dentro
    Scoprendo il sito : “ Lorda,……” e notando che ancora molte persone vivono o si pongono, in maniera sentita, il problema dell’emigrazione, ho avuto l’impressione di trovare degli amici con i quali poter condividere gli stessi sentimenti. Da pensionato, ho ripercorso alcuni momenti della mia vita. Molti di questi si situano in un contesto emigratorio. Ho voluto descrivere ed analizzare alcune di queste tappe in un volumetto che cercherò di illustrarvi di seguito. La sua descrizione farà sicuramente intuire quello che è il contenuto. Essendo io stesso l’editore del “libro”, questo non si trova presso le librerie. Tra i pochi luoghi dove potrebbe essere reperito è lo spazio vendita del sito “Bois du Cazier” - Marcinelle (Belgio). Illustrazione libro. La copertina ed il titolo tendono ad illustrare quello che dovrebbe essere il contenuto del libro. Il retro della copertina é costituito dall’immagine di un campanile e da una poesia. L’immagine intende simbolizzare l’attaccamento e l’origine. La poesia esplicita la funzione che il campanile esercita sulla comunità attraverso le campane. I paesetti di mezzo secolo fa erano costituiti da quartieri arroccati attorno alle chiese sulle quali troneggiavano i campanili che custodivano una o più campane le quali erano voce e parola: il media più diffuso, più popolare o l’unico disponibile del tempo. Oltre ad indicare l’ora scandivano i momenti della vita giornaliera degli individui. Com’è facile intuire, il campanile è la parola che ha dato origine ad un’altra: “il campanilismo”. Quest’ultima racchiude un connotato di socializzazione con forte propensione al radicamento ed all’appartenenza. Una volta, il quartiere rappresentava la culla dove l’essere costruiva la propria storia di individuo. Era il fertilizzante che procurava la linfa per farlo sviluppare. Luogo additante l’origine ed elemento di costante riferimento. Molteplici aspetti della personalità prendevano forma in quelle strade o stradine talvolta sconnesse che si dipanavano attorno alla grande o piccola piazza dove si ergeva la Chiesa del quartiere sovrastata dal campanile. Quando ci si volta indietro non si può fare a meno di vedere quella Chiesa e sentire i rintocchi delle campane di quel campanile. Non si può transigere d’attualizzare, estraendoli dal passato e riproponendoli nel presente, quegli esseri che, effettuando la propria funzione sociale, animavano le strade o le stradine. Gli artigiani che, con la loro presenza, abbigliati con i vestiti del proprio mestiere, erano di ornamento e che, con le loro precise e cadenzate gesta, facendo suonare i loro strumenti di lavoro, riempiendolo di note familiari e rassicuranti, animavano l’ambiente circostante. Donne intende all’esecuzione del proprio compito domestico. Uomini che vanno e vengono dal luogo di lavoro. Bambini ed animali domestici che insieme vivificano colmando di versi variegati e di gioiose grida quelle povere e semplici strade. La cosa più bella ed importante è che, in mezzo a quel caos gioioso impazzante, in qualche parte troviamo anche noi. Qualche volta quando si ha il dubbio di perdersi nel presente basta guardare indietro, fissare quel campanile per ritrovarsi, constatare di essere esistiti, riaffermare la propria esistenza nel presente. Esso è una fioca e latente luce che indugia perennemente e inconsapevolmente dentro di noi. La parte anteriore della copertina ci introduce in un marciapiede deserto di una stazione. Ci mostra che anche l’ultimo passeggero ha preso posto su quel treno. La locomotiva dà l'impressione di travolgere tutto ciò che può ergersi ad ostacolo al suo passaggio. Guardandola sembra che prenda le sembianza di un mostro crudele, incurante di tutto quello che gli sta intorno. Il treno che va ci prospetta un viaggio anche se esso non è di piacere. Il giovane con il libro in mano sembra leggere la storia di quel viaggio ma in realtà egli potrebbe invece scriverla. Dove andrà quel treno? Dove ci condurrà? Quale storia vorrà farci conoscere? Il minatore sembra suggerirci che quella è una storia di emigrazione. Il suo abbigliamento, la sua faccia ancora impregnata di polvere nera sembrano dirci che anche se è una storia di speranza essa è intrisa di tanta fatica e di tanto dolore. Il treno, il libro e il minatore ci prospettano e ci raccontano il viaggio di uno di quei tanti individui perpetrato, con minore o maggiore coercizione, da quella mostruosa bestia, che è la miseria. Il titolo: “Sbirciarsi dentro: fantasie, pensieri e riflessioni di un emigrato” fa intravedere che quel che si vuol raccontare non è una vera e propria storia. Lo sbirciarsi dentro potrebbe tradursi come un’azione tendente ad uno sguardo furtivo oppure pescare qua e là dentro di sé per cogliere talvolta qualche fantasia, qualche pensiero e riflettere su alcuni di essi. Certamente tutto ciò prospetta vissuti, atmosfere, fatti vicini all’individuo percepiti in maniera singolare. Non racconta i contenuti di una vita ma parte da essi per poter parlare dell’esistenza che si concretizza attorno a lui. Non parla della società dei sociologi né della politica dei politologi ma semplicemente della sua percezione personale della società e della politica. Non intende descrivere la storia dell’emigrazione ma tende a fare emergere le sensazioni che da essa possono scaturire. Non parla del mondo dell’emigrazione ma del modo di percepirla. In conclusione, citando date o personaggi, descrivendo o interpretando fatti, anche se molti di essi inerenti all’emigrazione, non si vuol fare la storia di essa ma semplicemente cercare di far percepire quello che potrebbe animare l’individuo in emigrazione. Si vogliono mettere in evidenza i sentimenti che scaturiscono in situazione di emigrazione e, con la dovuta modestia, solo di alcuni di essi. L’attore, ai quali questi eventi si attribuiscono, avendo vissuto una parte consistente della propria vita in Italia, molte delle fantasie, dei pensieri o delle riflessioni convergeranno verso quel Paese. Luogo che talvolta può apparire benedetto ma a volte anche maledetto. Parla di un dualismo sempre in atto che è quello di rappresentare due volti diversi della stessa persona a seconda dalla prospettiva dalla quale viene ripreso: emigrato per l’Italia, immigrato per il Belgio. Se giustamente viene evidenziata l’integrazione più o meno conseguita da parte delle nuove generazioni, non è trascurato il vissuto più problematico delle generazioni precedenti. Anche se l’immagine dell’emigrato sbiadisce sempre più per dare risalto a quella dell’immigrato: più inserito con problematiche meno cruente, non trascura la sofferenza intima di chiunque ancora si considera od è emigrato. Il raccontarsi ed il raccontare, il riflettere o il pensare, il tutto condito da qualche spruzzo di fantasia è stato un tentativo speranzoso di comunicare un riflesso di quella realtà talvolta luminosa ma più spesso pregna di tanta fatica e moltissima sofferenza. Tra la rabbia o la sofferenza si fa sempre strada la speranza dell’utilità di un’esistenza. Speranza di migliorare se stessi insieme agli altri. Desiderio di andare sempre avanti sopravanzando anche coloro che ci precedevano per poter mostrare la strada della coesistenza ed del reciproco arricchimento. (Antonino Carmelo SCIFO)
    Antonino C. SCIFO 


    Manifestazione emigrazione Veneto
    Buongiorno, siamo il Comitato Turistico "Domegge", un gruppo di volontari che si occupa di turismo e cultura a Domegge di Cadore (BL); pensavamo di organizzare una manifestazione sul tema delle emigrazioni di ieri e di oggi in Veneto. Sarebbe il massimo avere il sig. Stella che presenta un suo libro qui da noi, è possibile contattaLo? Distinti saluti
    Caterina 


    gentile richiesta
    Egregio Signor Stella, sono una studentessa di lettere e filosofia e sto preparando una tesi in antropologia culturale sul pregiudizo razziale verso gli immigrati oggi in Basilicata, ma vorrei dedicare un capitolo anche all'emigrazione dei nostri avi e a quando essi erano additati e classificati secondo immagini stereotipate, le stesse con le quali oggi si etichettano appunto gli immigrati. Le sarei pertanto grata se potessi utilizzare alcune delle sue vignette che ho avuto modo di vedere sia sul sito sia leggendo il Suo libro "L'orda", le quali mi sarebbero molto utili per spiegare gli stereotipi e i pregiudizi di cui sono stati vittime molti dei nostri connazionali durante l'emigrazione. In attesa di una Sua gentile risposta, Le porgo distinti saluti, M. P.
    marica 


    richiesta
    Egregio Signor Stella, sono una studentessa universitaria, iscritta a Forlì, corso di laurea in Scienze Criminologiche, che si laureerà a breve; la mia tesi tratta di immigrazione, ed in uno dei capitoli mi piacerebbe inserire un accenno a "quando gli stranieri eravamo noi", ovvero a quando erano gli italiani ad emigrare. Le chiedo quindi cortesemente il permesso di usare i materiali da Lei inseriti in questo interessantissimo sito. La ringrazio anticipatamente per l'attenzione che dedicherà a questa mia mail, ed in attesa di un riscontro, Le invio i miei più cordiali saluti. Debora Veluti
    Debora Veluti 


    Storia usi, costumi ed emigrazione del Bellunese
    Nel sito http://altratecnicabis.3000.it è visibile l'articolo "Cinema Prealpi".riguardante la storia del dopoguerra di un piccolo paese del Veneto e dei suoi numerosi emigranti corredato di numerose fotografie vecchie e nuove. Alcuni racconti sono stati inseriti nel libro “COME ERAVAMO” DI Piero Tessaro edizioni DBS di Rasai di Seren del Grappa (BL). Pensando l'argomento possa interessare anche gli emigranti del meridione vi sarei grato poteste citarlo nel vostro Sito.
    marcello Meneghin 


    Storie da "Area Locale"
    Salve Dottor Stella, ho letto i suoi libri d'emigrazione trovandoli molto interessanti e stimolanti tanto da aver "trasferito" questo mio interesse al mio amico: Antonio un ragazzo della Calabria ora a Roma per lavoro. Antonio ha letto l'"Orda" e ne e' rimasto come "folgorato" ed ha pensato bene di aiutare alcuni nipoti e pronipoti d'emigranti del suo paesino d'origine, Petilia Policastro (KR), a ricongiungersi con i parenti lontani e mai conosciuti. Inoltre questo ragazzo ha iniziato a scrivere alcuni articoli su "Area Locale" (www.arealocale.com) la versione Web di un giornale locale di ambito Provinciale (Crotone e provincia) trattando sempre più di frequente di storie di emigranti delle sue zone cercando di diffondere quanto più possibile queste realtà troppo spesso dimenticate. Invio quindi lei Dott. Stella e quanti, come me, la seguono con interesse a leggere i seguenti articoli scritti appunto dal mio amico Antonio e che questo sia buon auspicio per il suo futuro di Scrittore o come dice lui di "Raccontastorie". Ringrazio e Saluto. Di seguito i link: http://www.arealocale.com/default.asp?action=article&ID=978 http://www.arealocale.it/default.asp?action=article&ID=1415 http://www.arealocale.com/default.asp?action=article&ID=1627
    Luca Battini 


    Sbagliato indirizzo
    Sono stato sbadato, ho inserito un`indirizzo sbagliato
    Don 



    Ma c`e` qualcuno che parla di emigrazione e tutto quello inerente o solo una sottile forma di richiesta di raccomandazione all`autore? Su, futuri professori, parlate di emigrazione del distacco del paese della famiglia reinventarsi un lavoro, una vita, dubito che questo forum serva a " devo fare una tesi" "mi serve del materiale" ecc. parlate della gente che ancora oggi emigra, compresi italiani non i fatidici "cervelli" le braccia si muovono ancora. Grazie
    Don 


    Immigrazione a Roma
    Prima di tutto, grazie per mantenere viva la memoria di ciò che è stato, è importantissimo per qualsiasi generazione. Secondo, so che non parla di emigrazione all'estero, però in un concerto recente ho sentito la canzone di Gianni Nebbiosi dedicata a chi è venuto a Roma negli anni '70 da varie parti d'Italia. Ecco il testo: Gianni Nebbiosi Ma che razza de citta' Dice l'aria c'e' piu' bona che a Milano Specialmente pe' chi campa solo d'aria. Specialmente pe' chi torna a casa a sera E nell'aria ce po' solo bestemmia'. Le matine de gennaio ce sta' 'n sole Tanto bello che je sputeresti 'n faccia. Come dentro a quer grugnaccio der capoccia Che fa i sordi mentre tu stai a lavora'. Ma che razza de citta' (2 volte). E ce vengono pe' fame da lontano Perche' Roma vuole di' la capitale Ma 'n borgata pe' 'sta strada ch'e' 'n imbuto Roma vole di' sortanto sei fottuto. Sei fottuto e puro tocca tira' avanti E li giorni te li fanno co lo stampo E 'na sera compri 'n etto de castagne E te metti a sede e t'aritrovi a piagne. Ma che razza dei citta' (2 volte) E 'ner manna' 'n gola pianto e callaroste T'aricordi che c'e' puro l'artra gente, t'aricordi che quarcuno t'ha spiegato se cominci a resta' solo sei fregato. E cammini e te li guardi bene 'n faccia E t'accorgi tutto a 'nbotto che so' tanti. Tante callaroste assieme a tanti pianti E nun sai piu' s'hai da ride o da trema'. Ma che razza de citta' ..... La mando perché volevo ricordare anche chi è stato costretto a partire pur non andando oltre confine. Grazie ancora e buon lavoro.
    Flavia Vendittelli 


    Giornalismo di inchiesta
    Egregio dott. Stella, mi chiamo Elisabetta e frequento Scienze della Comunicazione. Sto preparando una tesina sul giornalismo di inchiesta e so di un suo intervento proprio riguardo a questo argomento (come nascono e come si sviluppano le inchieste). Le sarei molto grata se potesse rispondere a poche domande via e-mail, così da poter anche arricchire la mia tesina con il suo intervento. La ringrazio moltissimo per la disponibilità, cordiali saluti.
    Elisabetta 


    Marcinelle, 8 agosto 1956
    Gentile signor Stella, nel complimentarmi sinceramente con Lei per la Sua attività di giornalista e scrittore, Le invio quale piccolo contributo al sito un mio articolo scritto per un mensile culturale col quale collaboro. Cordiali saluti. A vederla così, sotto la pioggia battente che inzuppa i ciclisti del Giro che la attraversano a tutta velocità, Marcinelle, periferia sud di Charleroi, pare immersa in un cupo grigiore, ricorrente per motivi meteorologici in molte zone del nord Europa, ma qui ancora più marcato per la presenza dei “terril", le colline di detriti che circondano queste città minerarie e che come simulacri sono lì a ricordare anni terribili, di povertà, emigrazione e morti in miniera. Quest’anno il Giro d’Italia ha deciso di partire da qui, da quel Belgio a cui tanti italiani scelsero di affidare le loro speranze di lavoro, di sopravvivenza, di una vita migliore. Ed è proprio questa tappa, la seconda, da Mons fino appunto a Charleroi, ad essere particolarmente significativa. Oggi infatti, 7 maggio 2006, la carovana della corsa rosa rende omaggio ai lavoratori che morirono nel più grande disastro minerario mai avvenuto in Europa, meglio conosciuto come la tragedia di Marcinelle. Era l’8 agosto 1956, e nel buco nero del Bois du Cazier di Marcinelle furono inghiottiti 262 uomini, di cui 136 italiani, 95 belgi, 14 polacchi, 5 greci, 3 ungheresi, 2 russi, un inglese. I superstiti furono appena sei. Erano tanti all’epoca, tantissimi i nostri connazionali che emigravano verso il Belgio per immergersi nelle miniere di carbone e acciaio, convinti dalla propaganda governativa che attraverso luccicanti manifesti rosa affissi in ogni comune d’Italia cercava di convincere gli italiani sfiancati dalla guerra a partire per il nord Europa, ovviamente senza fare cenno alle aberranti condizioni di lavoro ma anzi insistendo sui vantaggi dei salari (2 franchi al giorno), delle vacanze, della pensione, degli assegni familiari. L'Italia aveva fame e miseria, il Belgio aveva bisogno di braccia per scavare il carbone, si diceva. E così i due Presidenti del Consiglio dell’epoca, l’italiano De Gasperi e il belga Van Acker stipularono un accordo nel quale si prevedeva che l’Italia dovesse mandare duemila operai la settimana nei cinque bacini minerari nei Valloni, e il Belgio ricambiare il favore con carbone a "prezzo agevolato": 300-400 chili al mese per ogni minatore. Ovviamente il benessere, i diritti e la dignità dei lavoratori non erano nemmeno presi in considerazione da questi accordi di natura politica ed economica. I candidati minatori sono avviati da tutta Italia verso Milano dove, sotto la stazione, tre piani sotterranei sono a loro disposizione. Dopo aver superato le visite mediche e dopo un viaggio che poteva durare anche 52 ore, gli italiani sono scaricati non nelle stazioni riservate ai passeggeri ma nelle zone destinate alle merci. Qui vengono allineati secondo il pozzo nel quale dovranno andare a lavorare. Gli alloggi dove vengono sistemati sono baracche di lamiera incatramate alla meglio, alle quali corre intorno il filo spinato: sono le stesse usate dai nazisti come campo di concentramento e poi dagli alleati come campo di prigionia. I belgi non amano quegli italiani poveri e rumorosi, non li vogliono tra loro, anzi li tengono lontani dalle città, in campi sconosciuti alla maggioranza dei belgi, come un popolo invisibile. Li chiamavano “musi neri” per il lavoro che svolgevano, e gli episodi di razzismo e discriminazione erano all’ordine del giorno: non di rado negli annunci immobiliari si trovava la postilla "Pas d'ètrangers, pas d'enfants, pas de bêtes". Niente stranieri, niente bambini, niente animali. Di quei “musi neri” italiani ne morirono dal 1946 al 1963 ben 867 in vari incidenti nelle miniere belghe, di cui 136 in quel maledetto 8 agosto 1956: quel giorno, come sempre, i minatori scesero in quella anticamera dell’inferno che era il Bois du Cazier di Marcinelle. Le gabbie degli ascensori si attestano ai vari piani, a 800 o 1'000 metri di profondità. All’improvviso, un carrello esce dai binari e va a sbattere contro un fascio di cavi elettrici, ovviamente privo di rete di protezione. L’incendio divampa subito e si propaga in pochi minuti. Nessuno può risalire perché le gabbie sono bloccate, e nemmeno l'ascensore del pozzo di emergenza funziona. Accorrono mezzi di soccorso e ambulanze, ma presto si capisce che non c’è nulla fare, nessuno può entrare in quell’inferno di fiamme e lamiera per tentare di estrarre qualche superstite. Qualcuno, sentendo la morte vicina, si appunta sulla camicia un biglietto col nome per essere identificato. E proprio l’identificazione dei corpi sarà la cosa più difficile per i soccorritori: hanno il viso annerito, gonfio, sfigurato, spesso impossibile da riconoscere. Morirono quel giorno nelle viscere della terra, vittime della logica del profitto ad ogni costo, ben 262 persone. Il successivo processo ai dirigenti e ai tecnici della società mineraria davanti al tribunale di Charleroi si concluse con un’assoluzione, e con l’attribuzione della responsabilità del disastro al carrellista, un italiano morto anch’egli nella miniera. La tragedia di Marcinelle segnò la fine dei rapporti di scambio braccia/carbone tra Italia e Belgio, in seguito alla mobilitazione dell’opinione pubblica italiana e belga. La miniera negli anni successivi fu rimodernata e rimessa in funzione: chiuderà i battenti solo nel 1984, per mancata redditività. Oggi l’Italia – come ieri il Belgio – si trova a dover accogliere gli emigranti, che oggi come ieri trovano troppo spesso ad attenderli la xenofobia e lo sfruttamento di padroni senza scrupoli. Anche oggi, sotto i nostri occhi, una parte dei migranti sono una specie di popolo invisibile, senza documenti e senza diritti, braccia anonime a cui non è riconosciuta la dignità e lo status di persona. Proprio come successe a quei 262 minatori che lasciarono le loro braccia e la loro vita nel pozzo scuro del Bois du Cazier di Marcinelle.
    Alessandro Borello 


    autorizzazione
    Egregio Signor Stella Gian Antonio, le scrivo perchè sto lavorando sulla creazione di un saggio che tratta dell'emigrazione italiana in Svizzera nel secondo dopoguerra. Al riguardo vorrei chiedere il suo consenso all'utilizzo del materiale (immagini, canti ecc.)che ho trovato sul suo sito e che ritengo interessante per la ricerca che sto facendo. Attendo una sua risposta che, nonostante i suoi numerosi impegni, spero potrà inviarmi al più presto.
    Barbara Ruella 


    voci migranti
    egregio dott. Stella,sono laureanda presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli, facoltà di lettere e filosofia. Il mio relatore è il prof. Iain Chambers, docente di studi culturali e post coloniali. La tesi verte sull'esperienza della migrazione in letteratura, mediante analisi e comparazione di lettere, diari, poesie , canzoni, di migranti provenienti dalle diverse parti del mediterraneo ed appartenenti a diverse epoche storiche, per dimostrare l'esclusiva unicità del fenomeno migratorio. il suo libro, accanto agli scritti del prof. franzina emilio,del prof.enrico pugliese e della prof.ssa macioti mi sono stati enormemente d'aiuto,le sarei infinitamente grata se potesse però indicarmi altro materiale utile alle mie ricerche. certa della sua cortese disponibilità la saluto sentitamente
    marinella 


    Sito
    Per avere l`esatta conoscenza che non siamo stati " l`orda" andate a guardare questo sito: http://www.niaf.org/research/contribution.asp
    Donato 


    Radiodocumentario su migrazione italiana in Germania
    Dal 20 marzo al 31 marzo, va in onda su Radiorai3 nella programmazione del Terzo Anello, La valigia di cartone. 50 anni di emigrazione italiana in Germania, un ciclo di dieci trasmissioni sulla storia dell’emigrazione italiana in Germania firmato da Marcello Anselmo e Lea Nocera. Nel corso delle dieci puntate, le narrazioni delle donne e degli uomini che a partire dagli anni Cinquanta hanno lasciato le regioni meridionali, la Sardegna e la Sicilia, il Veneto, per andare a lavorare in Germania Occidentale e poi rimanerci, scriveranno un percorso sonoro che accompagna l’ascoltatore nelle diverse tappe delle loro esperienze migratorie nella Germania del secondo dopoguerra. Seguendo una narrazione che comincia dal momento in cui si prende la decisione di partire per la Germania, si attraverseranno diversi aspetti della vita sociale e lavorativa dei migranti italiani. Le testimonianze raccontano dell’impatto con un paese moderno e in piena ricostruzione, delle difficoltà quotidiane più semplici come parlare o far la spesa e delle ostilità più aspre incontrate da parte dei tedeschi, della scoperta e valorizzazione di una cultura e un’identità collettiva e l’elaborazione di un’identità individuale in cui si intrecciano le complessità delle esperienze migratorie. Alle narrazioni sul lavoro industriale e sulla miniera, dei turni massacranti e degli scioperi si affiancano storie che descrivono il mondo dei consumi e dell’intrattenimento; e oltre ad episodi di vita quotidiana si approfondiscono nella prospettiva dei migranti italiani come testimoni diretti, eventi storici decisivi come la caduta del muro di Berlino e la riunificazione tedesca e questioni complesse come l’integrazione e la cittadinanza. Queste storie di una vita quotidiana segnata dal passaggio migratorio descrivono uno spaccato di storia sociale, italiana innanzitutto ma anche tedesca e infine europea. La valigia di cartone. 50 anni di emigrazione italiana in Germania in onda su Radio3 dal 20 al 31 marzo, ogni giorno dal lunedì al venerdì, dalle 14:30 alle 15:00. http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/lavaligiadicartone/index.cfm
     



    Mi ripeto, forse, l`emigrazione il distacco della famiglia delle radici della Patria delle abitudini e` una violenza, da cosa e` dovuta l`emigrazione dalla disperazione, dalla voglia di fare, di migliorare, parola assurda per qualcuno che preferisce sottostare alla burocrazia, italiana, (non dovuta dal governo attuale) alle raccomandazioni (tante anche da sinistra, sopratutto) per avere un lavoro, noi italiani non possiamo paragonarci agli "albanesi" l`emigrante moderno, sa parlare e` andato a scuola (bene o male) conosce le abitudini del popolo ospitante, quando gli italiani emigravano lo facevano non sapendo,non avendo nessuna conoscenza ne di italiano ne di altra lingua, c`era gente che non conosceva il bagno,inteso come stanza, eravamo paragonati a degli animali perche` eravamo animali, animali affamati in cerca di migliorare, gli emigranti di oggi no se vanno in Italia sanno perche` vanno e cosa li aspetta noi no, non sapevamo cosa ci aspettava, lo so bene perche` a da 150 anni che la mia famiglia emigra. Ci preoccupiamo di italiani che sono andati all`estero e sono stati trattati male, e non ci lamentiamo che i nostri connazionali, settentrionali, ci hanno negato il letto, ci hanno negato di entrare nei bar nei ristoranti? Bisogna essere misurati quando si racconta una storia e non esagerare. Comunque a tutti gli italiani che hanno emigrato regalo questa frase che mi figlia ha scritto per una ricerca sul Rinascimento: In Italy for thirty years under the Borgias, they had warfare, terror, murder and bloodshed, but they produced Michelangelo, Leonardo da Vinci, and the Renaissance. In Switzerland they had brotherly love, they had five hundred years of democracy and peace, and what did they produce? The cuckoo clock. In Italia per trenta anni sotto i Borgia, hanno avuto guerre morte e terrore ma hanno avuto artisti come Michelangelo Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera (e non solo aggiungo io) hanno avuto amore, e in 500 anni di democrazia e pace cosa hanno prodotto? Orologi a cucu` . Orson Welles Saluti a Tutti e Forza Italia (non il partito) P.S. Continuiamo ad esportare le braccia piu` dei cervelli.
    Donato 


    Amerigo
    Nei "Canti degli emigranti ...nella canzone italiana" ci vedrei bene "Amerigo" di Guccini, che ne dite di aggiungerla? Continua a emozionarmi e penso che sia una bella fotografia della situazione di molti migranti.
    Giorgio 


    Libri.
    Stimato Dr. STELLA, lei non mi conosce, anche se ci siamo sfiorati pochi mesi fà davanti all'edicola di Livio SUMAN in centro ad Oriago (ammesso e non concesso che Oriago abbia un centro). Eravate impegnati in una conversazione che ho ritenuto oppotuno non interrompere. Comunque ci ha pensato Livio a dirmi (dopo) chi era veramente il suo interlocutore. Mi presento, mi chiamo VAZZOLA Nicola, sono un ex operaio del Petrolchimico, 54enne messo in mobilita dopo 35 anni abbondanti di servizio, ma senza pensione, che scatterà solo nel luglio del 2011 per effetto dell' ultimo colpo di coda della legge Dini e di quel porco di Berlusconi, al quale auguro di morire sotto le ruote di un camion-betoniera a pieno carico. Termino quì con il caso personale, altrimenti facciamo mattina. I suoi libri mi sono stati segnalati tempo fà da un sostenitore di "Lotta Comunista", certo Davide, ed ho cominciato a leggere "Schei". Il quale libro non mi ha detto molto di nuovo, io e mia moglie siamo originari di S.Donà di Piave, immigrati nella zona solo per ragioni di lavoro mio. Non ci ha stupito più di tanto il sapere che i nostri ex conterranei sono più ignoranti del fango (ora con i soldi però). Solo, sono rimasti quello che erano anche ottocento o mille anni fà, servi della gleba e niente più! Non ci crede? Mi impegno a farle fare un tour gratuito, a mie spese nella diocesi di Treviso. Credo comunque di non poterle insegnare niente, a conti fatti lei ne sà più di mè, sicuramente. Sono inorridito, avendo letto più recentemente "L'Orda". Lì ci sono rimasto male per davvero. In confronto, i due anni passati da mio fratello, quale muratore in Svizzera, trà il 1960 ed il 1962 per guadagnare 120.000 lire al mese al posto di 67.000 in patria, sono stati una villeggiatura. Dei bambini impiegati nelle vetrerie della Provenza non ne sapevo niente. Nemmeno dei caporali che li reclutavano nel nord e centro Italia. Mia madre, che era del 1910, si è ben guardata dal dire ciò che era scomodo, senza parlare dei preti. In questo momento stò leggendo "Tribù S.p.A.", godibile, ridanciano ma amaro. E'il trionfo e l'apologia della cialtroneria provinciale, l'applicazione pratica del principio degli inculi e dei piglianculi, la vittoria della stupidità burocratica conosciuta più di trent'anni fà a militare ed odiata da sempre. Vedremo ad aprile se questa folta massa di stronzi ignoranti degli Italiani ha capito qualcosa,o, se il "Grande fratello" ha rovinato per sempre quel poco che restava della coscienza collettiva. Domanda stupida, ma non troppo: "Li dobbiamo andare a prendere a casa con i mitra, o riusciamo a toglierceli dai coglioni con le armi della democrazia?". La domanda non è tanto oziosa quanto sembra. Cordiali Saluti. Vazzola Nicola.
     


    "sogni e fagotti"...molto coinvolgente
    carissimo signor Stella, mi chiamo Alessia e sto per laurearmi in lingue con una tesi sull'immigrazione italiana nel Sud del Brasile, attraverso l'opera di Pozenato( autore italo-gaucho).Visto che mi ha colpito molto la maniera in cui tratta l'argomento, le volevo chiedere qualche consiglio a riguardo. la ringrazio tantissimo per la disponibilita' e ancora complimenti Alessia
    alessia 


    Per favore non chiudere
    Carissimo Stella, la ringrazio per ciò che instancabilmente si prodiga a scrivere per aprirci gli orizzonti della comprensione, della tolleranza e dell'(auto)critica. Avevo già scritto tempo fa nel forum ma non trovo il mio post, probabilmente ho sbagliato a inviare. Volevo informarla che con la mia piccola orchestrina (www.orchestrazione.it) abbiamo allestito un concerto spettacolo dal titolo 'Per favore non chiudere' utilizzando come fonti principali alcune storie tratte dai suoi scritti. Io sono di Portogruaro paese a confine tra Veneto e Friuli. Il 5 Aprile porteremo lo spettacolo a Padova. Mi piacerebbe mostrarglielo o farle avere qualcosa (dvd) e parlarne magari assieme. La ringrazio per l'attenzione e rinnovo i complimenti per il suo lavoro.
    max bazzana 


    RICHIESTA CONTATTO PER UTILIZZO MATERIALE
    Gentile Gian Antonio Stella, Le scrivo dal Comune di Calderara di Reno, in Provincia di Bologna, e precisamente dal Teatro Spazio Reno, Centro Civico Culturale Polivalente. Sono un'operatrice teatrale e curo in particolare la programmazione delle iniziative e dei progetti rivolti all'infanzia e all'adolescenza. Può conoscere il nostro spazio e vedere la nostra programmazione sul sito del Comune www.comune.calderaradireno.bo.it, alla voce Teatro. Seguo il Suo lavoro e conosco i Suoi testi e in particolare ho avuto modo di vedere questo sito. Il prossimo autunno (ottobre 2006) organizzeremo una 'mostra' (il termine è improprio, ma serve per dare un'idea complessiva del progetto)in collaborazione con le scuole del territorio (materne, elementari e medie) e con alcune associazioni e realtà individuate, su un tema che ci sta molto a cuore, per le suggestioni, gli stimoli e anche le contraddizioni che porta in sè, ovvero sul tema della povertà. La 'mostra' avrà il titolo "Poveri noi!" ed è nostra intenzione proporre al suo interno tante voci diverse, che diversamente riflettono e propongono una propria lettura dell'argomento. Ci piacerebbe poter utilizzare una parte del materiale presente sul sito, che si presta in modo preciso, rigoroso e stimolante, a una lettura storica della povertà così com'era in Italia negli anni da Lei descritti. La mia lettera è dunque una richiesta di possibilità di utilizzo, esclusivamente all'interno dell'iniziativa, del materiale contenuto nel sito (immagini, testi, eventualmente canti). Preciso ancora che si tratta di un'iniziativa istituzionale ovvero promossa dall'Ufficio Cultura del Comune di Calderara di Reno, sarà rivolta al pubblico e alle scuole del territorio e della provincia di Bologna e sarà a titolo gratuito. Naturalmente il pubblico sarà informato che il materiale è tratto dal sito. In attesa di una Sua risposta La saluto cordialmente e Le auguro buon lavoro Luisa De Martin - operatrice teatrale del Comune di Calderara di Reno - per contatti e.mail spazioreno@hotmail.com - tel. 051 722700
    luisa de martin 


    Contatto per percorso formativo
    Gentile Sig. Stella, mi chiamo Matteo Rossi e sono un formatore del gruppo scuole della Cooperativa Chico Mendes di Milano che da anni promuove sul territorio commercio equo ed economia soldiale. Stiamo organizzando un percorso formativo per formatori, educatori e mediatori impegnati a scuola per aumentare le nostre competenze nel lavoro interculturale. Volevamo iniziare questo momento di autoformazione con un percorso storico a ritroso nel tempo..."quando gli albanesi eravamo noi". Volevamo contattarla per valutare la sua disponibilita' a realizzare un incontro di formazione con/per noi. Nonostante le ricerche, non troviamo altro modo per contattarla, che quello di scrivere sul suo interessantissimo sito. Mi puo' contattare alla mail matteonerossi@hotmail.com o al telefono 0341/611332 Grazie Matteo
    matteo rossi 


    politica ed affari
    A Gian Antonio Stella In questi giorni sentiamo spesso parlare del rapporto politica- affari con riferimento ai noti fatti UNIPOL,BPI, ... NESSUNO PARLA MAI INVECE DELLA MOLTITUDINE DI POLITICI che FANNO ANCHE I MANAGERS NELLE SOCIETA' PUBBLICHE NONOSTANTE LA LEGGE NON LO CONSENTA. Almeno a Bergamo e provincia sono tantissimi i casi di Sindaci, assessori ed altri che stanno nelle società di servizio (gas, acqua, enti vari come la fiera ...). Questo comporta oltre che la violazione delle norme , anche un evidente conflitto con il ruolo di amministratore pubblico. Ne sa qualcosa? Mi può dare il suo parere? grazie per il suo lavoro.
    Battista Nicoli 



    Gentile Dott.Stella,ho letto il suo libro Tribu' S.P.A.,confesso di non essere un esperto di politica e nonostante conosco la sua serietà e professionalità per aver letto da sempre il corriere della sera,mi viene difficile credere che siamo circondati da una classe politica e di governo così ben descritta nel suo libro.E' veramente vergognoso sapere che chi ci governa non fa' altro che gli interessi personali ,assumendo amici e parenti elargendo stipendi da capogiro senza nessuna professionalità e competenza mentre tantitssime persone non sanno come mandare avanti economicamente una famiglia con gli stipendi di fame che prendono.Le confesso che è davvero spoitizzante sapere di avere in passato votato fiduciosi per queste persone ,che invece di fare gli interessi dei cittadini ,fanno soltanto i propri.La saluto cordialmente
    F. Rotella 


    CASTELLI E IL MARE
    Pregiatissimo Gian Antonio Stella,ho letto in giornata la polemica riguardante le ferie del Ministro Castelli. Devo presumere che questo "Ministro" abbia il vizietto di "andare a sbaffo" con un certa normalità e confondere le funzioni istituzionali con le proprie passioni personali. Il giorno 13 ottobre ero in visita con mia moglie e mia figlia al salone nautico di Genova, nella tarda mattinata sono stato attratto dal passaggio di un corteo di "autorità" e di Forze dell'Ordine che facevano da "codazzo" al Ministro Castelli, che tutto compiaciuto e da vero appassionato velista, si soffermava e visitava internamente anche le barche esposte. Penso che la passione velica sia qualcosa di bello e pulito e sarebbe stato altrettanto bello e pulito che un Ministro della nostra Repubblica, facesse la fila per acquistare il biglietto d'ingresso con la sua famiglia. Cordialmente e con stima la saluto.-
    vittorio garioni 


    A Ti Gian Stella
    Caríssimo Gian, congratulazioni per la realizzazione un lavoro meraviglioso su immigrazione. Vedo il relativo luogo tutto il tempo e più ancora ammiro. Sono brasiliana, figlia degli italiani immigrati, che erano venuto nel Brasile in 1895 con la nave Carlo R. Il mio nome è Claudia Battelli, originary di Finale Emilia. Vorrebbe ottenere il relativo libro quindi che sono spostato per vedere la mia gente dell'Italia che è descritta come una corsa di forza e determinazione nell'intenzione di vivere. Grand'che abbraccio al Bertelli, sono produttore inoltre. Perdona se non scrivo il pozzo dell'italiano ma, io sto imparando. Grand'abbraccio Claudia Battelli il mio email: claudiabattelli@yahoo.com.br
    Claudia Battelli 


    I BAMBINI.. sono troppo teneri!!
    Guarda, quando ho visto le foto di quei bimbi.. così dolci, con quei visini così carini.. e sapere che erano ubriachi, malati, sfruttati, in pericolo di vita.. Ingiustizie. Grazie per questo sito. MAT
    Material Girl 


    SBS Australia
    Caro Gian Antonio Stella, le scrivo con un po' di ritardo (un bel po' a dire il vero) rispetto alla uscita della versione aggiornata de L'orda. Il mio nome è Massimiliano Civili e lavoro qui a Sydney per la SBS radio, il network pubblico multiculturale (www.sbs.com.au). Questa estate, mentre ero in Italia, ho letto il suo lavoro, molto interessante, pieno di riferimenti storici e avvenimenti minuziosamente ricercati e mi sono ripromesso di scriverle. Eccomi qui dunque tener fede a un pensiero estivo e a chiederle dieci minuti del suo tempo per parlare di questo fenomeno assurdo, la dimenticanza. Raggiunto un determinato status rimuoviamo, cancelliamo anni, secoli di storia. Qui in Australia, dove l'emigrazione italiana è freschissima, l'andazzo non è diverso, purtroppo. Anche i nostri paisà, tutti discriminatissimi dai tempi dei primi flussi migratori(inizio del '900), stanno dalla parte dell'attuale governo ultra-liberale che da anni ormai non fa entrare più nessuno nel paese (solo anglosassoni e persone munite di qualifica certificata). Mi piacerebbe che lei esponesse il suo punto di vista ai nostri ascoltatori d'Australia. Avrebbe una decina di minuti(forse 15) da dedicarmi? saluti MC
    massimiliano civili 


    La mia faccia dello Zio d'America
    io non ho vissuto direttamente l'esperienza dell'immigrazione, ma per quel che so, e credo di saperne, quella vissuta dal popolo italiano nel secondo dopo guerra è stata molto diversa da quella che noi viviamo tutt'ora; diversa per comportamento, modo di porsi all'interno di una nuova società e modalità di integramento. So che molti sostengono l'ugualianza dei due fatti ma, anche se fosse, bisognerebbe notare il loro ritardo nella storia; sono passati oltre cinquanta anni.
    Cecca 


    A volte non stiamo passivamente a guardare
    Gentile dott. Stella in merito ai fatti di New Orleans del 1891 vorrei farle presente che Lei ha omesso alcune informazioni a parer mio importanti e cioè che: Il governo Italiano ritirò l'ambasciatore Francesco Saverio Fava e si determinò la cosiddetta "Italian Crisis", periodo nel quale gli americani temevano un attacco sulle loro coste orientali da parte nostra, e che terminò soltanto quando il presidente Harrison pagò, contro il parere del congresso, 25.000$ alle famiglie delle vittime. Cordiali saluti.
    Giuseppe Marini 


    Domanda su Serrajotto
    Buon giorno, ho appena letto un suo libro in cui un certo dottor Serrajotto fa una figura piuttosto barbina...Dal momento che io faccio Serrajotto di cognome, volevo sapere se il personaggio in questione e' inventato o e' ralmente esistito, in quanto io di Serrajotto al di fuori della stretta cerchia dei miei parenti, non ne conosco, e pensavo non esistessero... Cordialità Simone Serrajotto
    Simone Serrajotto 


    Emigrazione
    Indubbiamente l`emigrazione e` una pagina che non da lustro a nessun Paese democratico e no, pero` e` il male minore se non si vive bene una certa realta`.Certo tutto cambia quando, la tua Patria ti forza ad emigrare, come ha fatto con il Belgio (ogni emigrante valeva 24 quintali di carbone),contravvenendo ad una legge varata nel periodo fascista , dove era proibito parlare o indurre qualcuno ad emigrare. Quando anni anni fa gli zii di mia madre partirono per l`America intesa come USA, non sapevano, poverini, ne` leggere scrivere, non avevano le buone maniere, come ora sono generalmente conosciute, ma erano da compatire non si andava a scuola non c`era la radio non c`era la televisione, non c`era l`elettricita`, non c`era la fogna, non c`erano macchine, almeno al Sud Italia (parliamo dei primi del novecento) non parlavano l`italiano figurati se parlavano l`inglese, insomma erano all`oscuro di tutto.Per cui si puo` essere indulgenti se alcuni non hanno fatto bene, non si sono comportati bene, al contrario degli immigrati in Italia gli "albanesi" loro sono andati a scuola parlano e scrivono molti parlano l`italiano grazie alle parabole satellitari molti parlano l`inglese sanno o si presume che si sappiano comportare perche`, perche` paragonare loro ai nostri emigranti, non si vede la differenza? Lo stile di vita di cent`anni fa e quello di oggi? Io sono un emigrato non vivo in Italia non sono razzista, pero` non posso permettere che ci siano certi accostamenti, se loro non si comportano bene e` perche `sono straffottenti se i nostri si sono comportati male e` solo perche` era gente ignorante sfruttata e molte volte schiavizzata. Grazie per l`ospitalita`.Don
    Don 


    integrazione ed emigrazione
    Già iniziata da diversi anni, l'emigrazione italiana condivide ed ha certamente aspetti comuni con l'emigrazione extracomunita- ria delle nostre coste. Il problema dell'emigrazione è un proble- ma serio che va affrontato in maniera analitica, e soprattutto con onestà politica e non demagogica. Oggi si parla troppo superficialmente senza pensare a quello che si dice; affrontare un problema di questo genere e di queste dimensioni può aiutare il Paese a fare dei notevoli passi in avanti, risolvendo gli enormi problemi sia di natura economica sia sociale, superando altresì la crisi del lavoro che già da tempo ci affligge senza trovare adeguate soluzioni. L'altro aspetto che va sottolineato è quello della integrazione razziale, anzi possiamo dire che questi due aspetti, sono le due facce della stessa medaglia. Occorre sottolineare che l'integrazione razziale va affrontata in maniera professionale, senza alcuna sorta di ideologismi. Non possiamo lamentantarci come spesso accade in maniera superficiale, della carenza di strutture adeguate, create ad hoc, ma cercare di trovare i punti di contatto esistenti tra le diverse culture, e studiare i meccanismi e le procedure più idonee a condurci in maniera naturale e senza attriti alla integrazione totale con le stesse. Tutto ciò va poi armonizzato con le nostre già scarse risorse economiche che non assicurarano certamente alti livelli di vita per i nostri lavoratori, chi cerca di ignorare questo aspetto, lasciatemi dire è una persona poco trasparente e soprattutto poco onesta, un "ciarlatano". Non ci si rende conto che spesso per creare un primo contatto, un primo legame, sia necessario spogliare entrambe le culture delle proprie particolarità e delle proprie caratteristiche, in sostanza togliere temporaneamente valenza alle tradizioni per ricostruire assieme, ex-novo, nuove modalità di convivenza, adattando i propri stili di vita. Non posso andare in un paese islamico ad esempio, lamentando nel caso più semplice, la caren- za di un piatto tipico della cucina italiana, come ad esempio i bucatini, ben conoscendo le tradizioni e la particolare cultura di quel paese. L'esempio può sembrare pacchiano e paradossale, ma serve a farci capire come il dialogo tra due diverse comunità straniere, passi attraverso la disponibilità ad accettare l'al- trui diversità, la tolleranza reciproca e soprattutto cosa non meno importante, il rispetto delle culture e tradizioni, immagi- nando una sorta di nuova convivenza comune.
    Giorgio Lombardi 


    Mannaja a l'ingegneri (canto popolare)
    Scusate Io parlo male Italiano. Io voglio testo da cancone tradizionale Mannaja a l'ingegneri (canto popolare). Grazzie, grazzie
    Branko 


    pardon de ne pas savoir écrire en Italien,

     



    escusez-moi, je lis l'italien. Je suis d'origine albanaise, mes ancêtres sont passés par la Calabre, la Sicile, la Tunisie sur plusieurs générations. Aujourd'hui je vis en France et je sais d'où je viens car mon arrière grand-mère chantait des chansons que j'ai reconnues avec beaucoup d'émotion sur votre site. De plus elle parlait un "patois" que les autres disait "grec" mais grace à ses récits et à un dictionnaire Italien/Albanais elle a su que sa langue maternelle était l'albanais. Je ne sais pas si j'ai bien compris ce qui a été dit auparavant mais je crois que quelques soient les raisons qui créent l'exil (et il en a peut-être qui fuient la justice de leur pays) il est important pour les descendants de savoir d'où ils viennent et de tenter de comprendre pourquoi le vent les a semé au hasard.
    Josiane V. 



    sono un'italiana del belgio,ho trovato il suo sito molto interessante e con sorpresa ,nella rubrica canti ho visto il testo su marcinelle .Aggiungo che si trova nel CD intitolato"amarcord dell'immigrazione"insieme ad altri bei testi sull'immigrazione italiana in belgio fa parte del repertorio della corale di una associazione chiamata casi-uo(centro di azione sociale italiano) e di cui faccio parte! PS:l'autore del testo è bruno ducoli
    teresa 


    Schei
    Sto leggendo il suo libro sul Nordest, davvero interessante, risale però al 96 e visto che tutto cambia e si trasforma mi piacerebbe capire adesso che si parla ogni giorno di delocalizzazione che fine hanno fatto tutte quelle belle aziende del Nordest visto che nel 2003 3000 aziende venete si sono trasferite in Romania, senza contare quelle che si sono delocalizzate in altri paesi lasciando i dipendenti in mezzo ad una strada. Sarebbe forse utile che facesse una piccola indagine su cosa è rimasto del mitico nordest, forse qualche briciola ? Stefano
    stefano crema 


    alto adige
    Sì lo so che il mio commento probabilmente non è attinente con qusto forum, ma non riesco a trovare nessun indirizzo email per poter porre alcune considerazioni a un giornalista che io stimo tantissimo ual'è Gian Antonio Stella. Che poi a ben vedere proprio del tutto fuori tema non lo è sì perchè qui si parla di emigranti, gli stessi che duante e dopo il fascismo sono venuti in alto adige, terra che in quegli anni incontrò forti problemi etnici che si ripercuterono negli anni seguenti. E per fortuna siamo italiani, razza a volte buona, la cui parte più pacifica ha creduto fortemente nella convivenza e ha vinto, ha indisutibilmente vinto. peccato che ancora oggi ci sia gente che questa realtà non la conosce e si permette di parlare, da analisi estrememamente superficiali, di appatheid in una realtà che di appartheid non è! Invito tutti a leggersi l'articolo del Dott. Sergio Romano in questione, e soprattutto la risposta che da a un lettore molto simpatizante con le idee di estrema destra presenti in questa bellissima provincia. Personalemente rivendico di vivere in una delle regioni più avanzate nel mondo, certamente avremo dei problemi, ma di entità sicuramente minori di tutte le altre messe assieme. Un convinto alto atesino, massimo mollica
    massimo mollica 


    A dott. Stella
    Sono un ragazzo albanese e vivo in Italia da un po' di anni. Sto leggendo il suo libro e la volevo ringraziare per avere rispecchiato una pagina della storia italiana, che è abbastanza simile alla pagina della realtà albanese di oggi. Questo per due motivi: il primo, per avere indicato ad alcuni italiani "americani" (partendo da chi ci considera nel quotidiano con disprezzo e fastidio e finendo nelle testate televisive, dove non vede la luce neanche una notizia positiva sugli emigrati), che la storia è una ruota che gira;il secondo motivo, perchè sostiene maggiormente i sforzi di tutti quelli emigrati, che con tanti sacrifici, sofferenze, nostalgia, e aggiungendo anche il disprezzo di chi fino a ieri era come noi oggi,lotta quotidianamente a sostenere la propria vita e quella dei propri famigliari in Italia e nel paese d'origine. E vi assicuro che queste persone sono tantissime...la TV spazzatura(purtroppo il media più visto)azzera l'esistenza di tutte queste persone occupando i spazi televisivi p.es. con "La vita e l'opera di Loredana Leciso"... Complimenti e auguri dott.Stella!
    Emiljan Karma 


    razzisti in terra altrui
    caro stella chi parla e un italiano che da 6 mesi vive in australia . io ben conosciendo la realta intollerante italiana verso gli immigranti. posso dire che anche gli italiani emigrati qui sono stati intolleranti verso gli australiani e le altre etnie migrate. io sentendo le storie di italiani venuti qua a cavallo del secolo . sentivo sempre parlare di miti di superiorita e di razza migliore. in poche parole agli italiani dava fastidio che gli altri popoli come irlandesi,greci, o ispanici venissero ad emigrare. e ricordiamoci che i piu grandi gangster di melbourne sono italo_australiani. comunque non voglio sputare sugli italiani.voglio solo dire le cose come stanno
    sestito roberto 

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