Quando emigranti…

Quando emigranti… si presenta come un'antologia di canti che raccontano l'emigrazione. Sono qui raccolti venti brani, di cui uno solo inedito e di recente composizione, tratti da diversi repertori che affrontano il tema in questione da punti di vista e con obiettivi differenti.

Il primo gruppo di canti proviene dal repertorio tradizionale e mostra come è stata rappresentata l'emigrazione nell'immaginario popolare, che ha sentito necessario narrare la vicenda migratoria fin dalle prime partenze.
In questo gruppo, abbiamo canti che descrivono vicende legate al viaggio (Il tragico naufragio del vapore Sirio), che rivelano la paura dell'ignoto e della perdita di identità e affetti (Mamma mia dammi 100 lire, Minatori non partite, Italia bella mostrati gentile), che riportano il punto di vista su episodi storici correlati (Sante Caserio, Sacco e Vanzetti), che denunciano la durezza delle condizioni di lavoro (Moglie mia ancora ti scrivo). Solo di alcuni canti l' autore è noto; altri, pur essendo probabilmente d'autore, sono ormai entrati nella tradizione popolare; altri ancora sono nati da cantastorie, da militanti politici o sindacali, o più semplicemente dal popolo stesso in alcune sue aggregazioni spontanee od organizzate. Buona parte di questi canti è sopravvissuta grazie all'esistenza di alcuni microcosmi in cui cantare era parte integrante della vita sociale o lavorativa, come è avvenuto, ad esempio, nel caso delle mondine.

Il secondo gruppo di canti comprende brani provenienti da epoche e luoghi diversi, che hanno in comune il fatto di essere stati prodotti dagli emigranti stessi o da loro discendenti, presentandoci csì eventi migratori visti dall'interno o la terra d'origine vista di chi l'aveva lasciata. Benché poco noto in Italia, anche se la materia oggi sta suscitando un certo interesse,altrove questo repertorio è molto diffuso, pure se con caratteristiche diverse, specialmente nell'America del sud e negli Stati Uniti. Nel primo caso, una forte presenza di discendenti di emigrati italiani ha mantenuto vive tradizioni, lingua e quindi anche i documenti della cultura orale; l'esempio più clamoroso è quello delle regioni del sud del Brasile, di cui parleremo nelle note poste sotto ai vari brani. In queste circostanze sono fiorite canzoni nuove che parlano delle condizioni di vita dell'immigrato ieri e oggi. Nel disco due "cantautori brasiliani di lingua taliana" rappresentano questo straordinario repertorio.
Negli Stati Uniti l'integrazione è in qualche modo più rapida, tanto che a New York la popolazione di Little Italy inventa una sorta di veicolo misto italo-americano che favorisce la nascita di nuove canzoni, scritte da autori riconosciuti e pubblicate su vecchi 78 giri mentre il patrimonio originario che si mantiene è prevalentemente legato alla canzone italiana ufficiale, ai grandi interpreti (Caruso, Gigli), alle romanze e alle canzoni napoletane. Va anche detto che le due vicende hanno seguito percorsi molto diversi.
Nell'America meridionale troviamo prevalentemente italiani provenienti dalle regioni del nord, e tra questi molti veneti, che si sono insediati in un tessuto contadino mantenendo intatte molte caratteristiche dell'ambiente di provenienza, fondando colonie e città interamente italiane, lontane da realtà locali che potessero modificare usi, costumi e cultura. Al contrario l'immigrazione negli Stati Uniti, costituita prevalentemente da meridionali, si è inserita in realtà urbane cosmopolite, dove il confronto/scontro con altre culture si èdimostrato inevitabile e pertanto le contaminazioni sono state frequenti e immediate, creando una realtà completamente diversa da quella di origine.

Il terzo gruppo di canzoni è costituito da quattro esempi di come la canzone italiana ha trattato in tempi diversi il problema dell'emigrazione.
La prima è una tipica "sceneggiata" napoletana che, sullo sfondo la condizione di vita dell'emigrante, sviluppa il classico dramma del tradimento familiare, cui si aggiunge la lontananza del protagonista dalle figlie e dall'immancabile mamma. Il risultato è certamente drammatico, grazie anche a una musica che ci riporta alle melodie della romanza ottocentesca.
La seconda è un fox trot, che ripropone tutti gli stereotipi diffusi dalla cultura del ventennio sul fenomeno dell'emigrazione, presentato non come necessità di sfuggire alla fame, ma come occasione per diffondere i valori dell'italianità nel mondo.
La terza e la quarta sono canzoni d'autore degli anni sessanta e si riferiscono chiaramente all'emigrazione verso il nord Europa. "Ciao amore", di Luigi Tenco, ed è stata al centro di una vicenda drammatica che riportiamo nelle note; "Quel treno che viene dal sud" di Sergio Endrigo si richiama al "treno di lu suli" che ha trascinato per l'Europa migliaia di italiani. In entrambe, ritornano il dolore per la partenza e per l'abbandono della propria terra e dei propri affetti ed entrambe confermano la dura necessità di emigrare per avere un lavoro, costruirsi una casa, dare un avvenire a se stessi e alla famiglia. Le immagini sono quelle del neorealismo, i testi sono lontani dalla retorica di qualsiasi regime, il linguaggio è asciutto e immediato e gli autori "prendono parte", condividono il dolore dei loro personaggi, senza però entrare nel merito delle cause politiche e sociali che hanno determinato la condizione di emigrante.

Le quattro canzoni che compongono l'ultimo gruppo si distinguono dalle precedenti per una differenza sostanziale, poiché sono state scritte in momenti diversi da autori che hanno fatto dell'impegno sociale la ragione di fondo della loro poetica. Quest'ultima sezione dell'antologia racconta aspetti diversi del fenomeno migratorio. Con la lettera del prete di Ivan Della Mea, si riferisce all'emigrazione interna che, in pieno miracolo economico negli anni '60, fa trasferire migliaia di famiglie del meridione nelle grandi città industriali del nord, in particolare Milano e Torino. Emigrazione di Alberto D'amico, nasce da una serie di incontri che l'autore veneziano ha avuto con emigrati italiani nelle baracche alla periferia di Zurigo e di Berna. Partono gli emigranti di Alfredo Bandelli, riprende il tema del treno, divenuto qui lo strumento di una nuova deportazione, quella dei "deportati della borghesia" che si muovono "sotto lo sguardo della polizia", una cruda descrizione che sa di violenza e discriminazione.
La canzone che chiude il CD è di oggi; riprende le fila di tutta la riflessione su ciò che siamo stati e su come siamo stati trattati ieri, quando gli emigranti eravamo noi, e su come oggi molti trattano o vorrebbero trattare il fenomeno opposto e uguale dell'immigrazione nel nostro paese. Ho scritto questo testo assieme a Isa dopo la lettura del libro di Gian Antonio Stella L'orda. Quando gli Albanesi eravamo noi.
"Noi", questo il titolo, è rivolta a quelli che hanno la memoria corta o che sono guidati da ignoranza, intolleranza ed egoismo.
Chissà cosa penserebbero di loro i nostri bisnonni.

Gualtiero Bertelli